Prende forma il nuovo prestito pensionistico per permettere l’uscita anticipata dei lavoratori: da qui al 2019, se non vi saranno ulteriori novità, potranno beneficiare di un’uscita anticipata verso la pensione tutti coloro che sono nati tra il 1951 ed il 1955, in tre differenti fasce. Pertanto, rispetto ai 66 anni e 7 mesi che sono ufficiosamente richiesti, si potrà lasciare il lavoro anticipando il termine di uno, due o tre anni.
In tale nuovo schema sarà fondamentale il ruolo dell’Inps, che certificherà tempestivamente il diritto alla pensione dei lavoratori interessati all’uscita, e gestirà i rapporti con le banche e con le assicurazioni che garantiranno i capitali e i prestiti, che verranno assistiti da una garanzia senza pegni reali, e da una tutela che permette – in caso di premorienza – di non gravare sugli eredi.
Il finanziamento verrà poi restituito in 20 anni con gli interessi. Tuttavia, per poterne attenuare il costo, il governo ha in mente di introdurre una specifica detrazione fiscale che ha lo scopo di alleggerire il peso della rata di ammortamento, rimanendo pur sempre all’interno dei 700 – 800 milioni di euro che sono stati calcolati, ogni anno e per i primi tre anni, quale costo della misura.
In merito, il governo ha anche anticipato la precisazione secondo cui la platea degli interessati verrà suddivisa in tre fasce: nella prima rientrano coloro che scelgono l’anticipo poiché sono rimasti senza un lavoro; nella seconda rientrano coloro che lo scelgono volontariamente; nella terza coloro che ne fanno accesso su richiesta dell’azienda (la quale, in tale ipotesi, si farà carico dei costi dell’anticipo). A seconda dell’appartenenza a una o alle altre fasce, la detrazione potrà essere più o meno importante, fermo restando che il costo per lavoratore non potrà comunque superare il 15 per cento.
