Secondo quanto affermano gli ultimi dati elaborati e condivisi da Crif, nel corso del mese di luglio sarebbero rallentate le richieste di prestiti e mutui, con il numero di interrogazioni in Centrale rischi più basso dall’inizio dell’anno.

Su base annua, invece, è confermata una variazione positiva per i prestiti, mentre sussiste un calo dell’8% nella componente mutui e surroghe, dovuto principalmente all’esaurimento della spinta propulsiva dei mutui per sostituzione di altri finanziamenti in corso di ammortamento.
In altri termini, anche in virtù delle evoluzioni dei tassi che abbiamo avuto modo di ammirare negli ultimi anni, è molto probabile che chi avesse convenienza e sostituire il proprio mutuo con un’altra forma tecnica di finanziamento lo abbia già fatto, e che ora il mercato dei mutui si stia riequilibrando nei soli confronti delle nuove erogazioni, come ordinariamente e fisiologicamente dovrebbe avvenire.
Di qui questi gap piuttosto consistenti, che meritano tuttavia di essere affrontati in maniera più dettagliata nelle loro specifiche componenti.
Rallentamento curioso
Secondo le elaborazioni compiute su questo dato, peraltro, è curioso osservare come il rallentamento della domanda di prestiti e di mutui stia avvenendo proprio mentre il tasso di default (cioè, l’indice che misura il rischio di credito, con misurazione delle nuove sofferenze e dei ritardi di 3 o più rate nell’ultimo anno di rilevazione), relativamente al credito al dettaglio, sia calato ancora, all’1,7%, con un livello ancora più basso, pari all’1,3%, per quanto attiene i mutui immobiliari (dunque, oramai su livelli inferiori a quelli precedenti la lunga crisi di settore).
Insomma, la bontà dei crediti in concessione è sempre più evidente, e le banche confermano una discreta generosità.
Nonostante ciò, il trend di sviluppo delle richieste non è così vigoroso come ci si potrebbe attendere da una simile condizione di mercato.
