Sebbene il contesto sia ancora più ristretto rispetto a quanto non avvenga in altri mercati – da questo punto di vista – più maturi, il c.d. “social lending” sta prendendo rapido piede anche in Italia. E così, mentre Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Veneto e Toscana fanno da apripista nel settore, non mancano i buoni riscontri da parte dei (pochi) operatori di social lending in Italia, dove il fenomeno sta tuttavia, finalmente, sviluppando la propria portata.
D’altronde, sottolineava qualche giorno fa Luciano Manzo, amministratore delegato di Smartika, in un periodo in cui gli investimenti tradizionali a breve e medio lungo termine con i Btp fruttano poco (o nulla), sono sempre di più gli italiani che optano per i prestiti tra privati per poter avere un ritorno economico di rilievo e, nel contempo, svolgere un proprio personale ruolo per poter sostenere l’economia reale. Il tutto, in un’operazione che dovrebbe essere win-win: chi richiede il prestito può infatti vantare dei tassi di interesse vantaggiosi, sapendo che gli interessi da lui pagati vanno nelle tasche di altri cittadini privati, e non delle banche; chi invece concede il prestito può farlo a basso rischio, ottenendo un tasso di remunerazione sicuramente molto competitivo.
Forte di tali prospettive, il social lending – il canale alternativo di credito che permette (online) il prestito diretto tra privati – sta conquistando sempre più terreno anche all’interno del mercato italiano, pur con grandi divergenze territoriali. La regione dove si fanno più prestiti tra privati è infatti la Lombardia, con più di 2,8 milioni di euro di erogazioni, pari al 12% della raccolta di Smartika, che da sola ha una quota di mercato dell’80%. A seguire l’Emilia Romagna con 2,2 milioni di euro di erogazioni e, quindi, il Lazio (dove le erogazioni sfiorano il milione e mezzo di euro), il Piemonte (1 milione di euro), il Veneto (900 mila euro).
