Riprendono la loro corsa al rialzo i prestiti erogati alle famiglie italiane. Lo stesso tuttavia non si può dire, in spettro temporale più ampio, per i prestiti alle imprese. Secondo quanto sancito da un recente rapporto di Unimpresa, dal 2010 al 2015 le banche hanno ridotto del 4% i prestiti nei confronti delle imprese, con un volume che è dunque passato da 845 miliardi di euro a 809 miliardi di euro.
Non solo: se nel quinquennio in esame sono andati in fumo 36 miliardi di euro di prestiti non erogati alle imprese italiane, è bene ricordare che nello stesso periodo sono cresciute, e in misura estremamente rilevante, e le sofferenze nei confronti delle aziende, con un incremento del 20% delle rate non rimborsate che ha condotto il controvalore da 48 a 150 miliardi di euro.
In particolare, la ricerca di Unimpresa sottolinea come le aziende che hanno avuto le maggiori difficoltà a rispettare puntualmente le scadenze sarebbero state quelle non finanziarie, con un passaggio da 41,7 miliardi di euro a 134,9 miliardi di euro: in termini assoluti, un totale di 93,2 miliardi di euro; in termini relativi, un altrettanto notevole + 223,54%. Minore, ma pur sempre estremamente preoccupante, il numero delle sofferenze per le altre imprese, con un incremento da 7,1 miliardi a 15,4 miliardi di euro o, se preferite, del 115,65%.
In maniera ancora più specifica, il dossier sostiene che i prestiti alle imprese a breve termine – fino a 1 anno – sarebbero calati del 5,28% (- 16,7 miliardi di euro), quelli a media scadenza (fino a 5 anni) sarebbero diminuiti del 7,49% (- 10,7 miliardi di euro) mentre quelli a lungo periodo (oltre i 5 anni) sarebbero diminuiti del 2,26% (- 8,7 miliardi di euro).
