È un tema del quale si parla troppo poco spesso, rispetto a quanto si dovrebbe. Perché in fondo, almeno a giudicare dai numeri che arrivano da più associazioni, quello dell’usura è un problema ben radicato nel nostro Paese, tanto che secondo quanto sancito dall’Eurispes, almeno il 12 per cento delle 24,6 milioni di famiglie italiane negli ultimi due anni si è rivolta a un soggetto privato diverso da parenti e da amici per poter ottenere un prestito. In non tutti i casi si tratta di “strozzini” che applicano tassi usura, ma l’ipotesi che una buona parte di questi possa essere ricondotta in tale ambito è dietro l’angolo.
Il giro d’affari dei prestiti in nero viene così valutato in 82 miliardi di euro l’anno, di cui 37,25 miliardi di euro di nuove richieste nel 2015, a fronte dei 44,7 miliardi di euro di capitale restituito. Più nel dettaglio, le famiglie avrebbero domandato 30 miliardi di euro e ne avrebbero restituiti 66, le imprese non agricole avrebbero ottenuto 5 miliardi di euro per restituirne 11, e quelle agricole avrebbero richiesto 2,25 miliardi di euro, con restituzione per 4,95 miliardi di euro.
Rispetto al 2013, afferma poi una contemporanea ricerca condotta dalla Camera di Commercio di Roma, le nuove richieste di prestiti usurari sarebbero in crescita del 20%, e i tassi a cui verrebbero erogati i finanziamenti oscillerebbero tra il 120% e il 150%. Ancora, la ricerca sottolinea come la maggior parte dei finanziamenti concessi dagli “strozzini” sarebbe di importo compreso tra i 5.000 euro e i 10.000e euro, mentre il 30% sarebbe di importo più consistente, compreso tra i 50.000 euro e i 100.000 euro.
Complessivamente, dichiara l’osservazione, gli usurai in Italia sarebbero circa 40 mila persone, tra organizzazioni a delinquere, professionisti, commercianti e imprenditori che dispongono di liquidità aggiuntiva e decidono di metterla a frutto in questo modo (illegale).
