Il loro nome è certamente accattivante, ma nella sostanza si tratta di finanziamenti dai quali vi consigliamo di stare alla larga: i prestiti baciati sono infatti una prassi che ha contraddistinto la (quasi) quotidianità in diversi istituti di credito, e sul quale le indagini sono state avviate da diverso tempo…
In altre parole, le inchieste giudiziarie sulla Popolare di Vicenza e su Veneto Banca hanno portato alla luce l’abitudine di concedere prestiti più generosi di quanto richiesto al cliente, o a condizioni più favorevoli di quelle auspicate, in cambio della sottoscrizione di azioni degli stessi istituti.
Il funzionamento è abbastanza semplice: da una parte le banche incentivano i propri volumi andando a erogare più soldi di quelli che i clienti avrebbero voluto, e dall’altra parte riescono a migliorare la propria capitalizzazione attraverso la vendita delle proprie azioni. Vendita, si noti bene, che avveniva ad un prezzo non di “mercato” (le aziende creditizie non erano infatti quotate) bensì a un valore che era stabilito dalle stesse emittenti, che evidentemente facevano di tutto per poter vendere i titoli al prezzo più alto. E così facendo, le banche erano riuscite ad arrivare a una capitalizzazione pari a 1,5 volte il proprio patrimonio netto tangibile, quando invece le altre banche quotavano in borsa circa la metà del loro valore a libro.
Purtroppo, come spesso accade, a subire le conseguenze più negative di questo comportamento sono state proprio le masse di clientela, con 200 mila soci che si sono trovati a disporre di frazioni di capitale che in realtà valeva molto di meno di quanto potessero pensare, con ciò che ne è conseguito a livello sistemico e individuale (continue svalutazioni, e così via).
Dunque, la prossima volta che vi viene proposto un simile meccanismo, fate attenzione: il rischio di una fregatura è dietro l’angolo…
